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A cura dell’Associazione Culturale PensarBene

Siamo entrati in un tempo di caos con guerre provocate da nuovi imperialismi che traggono vigore dall’indebolimento sia dell’ordine sorto dopo la Seconda guerra mondiale sia dello spirito democratico fondato sui valori della persona, della comunità, del dialogo e dell’autentica conoscenza.

Di fronte al declino di un ordine che sembrava eterno, molti dicono che non c’è nulla da fare, altri coltivano il culto del catastrofismo e del disamore della civiltà a cui apparteniamo, altri ancora semplicemente non se ne preoccupano, continuando nel ballo dei fatti propri. Noi siamo più propensi a quanto scritto dallo storico inglese Arnold Toynbee: la civiltà occidentale, a differenza delle altre oramai scomparse, possiede la capacità di rigenerarsi, così come è già avvenuto diverse volte.

Quanto sta accadendo ci impone un profondo ripensamento sul nostro attuale modo di vivere che ha corrotto dall’interno lo spirito originario della nostra società. Quattro anni di ricerca e approfondimento culturale ci hanno consentito di individuare la radice di questo malessere e di proporre un risveglio che ci consenta di vivere in modo più umano, onorando ciò che di grande e buono avvertiamo in noi stessi e della responsabilità e dedizione agli altri ed alla comunità.
Vi proponiamo tre “passi terapeutici” …..

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Bruno Perazzolo

Non solo l’inflazione. La vittoria democratica in Texas dice molto e dice qualcosa di più profondo. È cambiata la narrazione?

L’entità della vittoria democratica è stata enorme. Nel Texas, dal 1988 i democratici non conquistavano un seggio al Senato e dal 1994 non ottenevano una carica statale. James Talarico, 37 anni di età, ottiene il seggio al Senato con il 55 % dei voti staccando il suo avversario di 12 punti percentuali. Solo qualche anno fa, sempre nel Texas, nel 2024, Trump aveva distanziato il suo avversario democratico di 14 punti percentuali. Lo spostamento dell’elettorato è stato, perciò, impressionante; circa il 25% e, cosa ancora più significativa, il fenomeno ha ampliamente interessato il voto popolare e latino-americano. Come spiegare questa “rivoluzione”?

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Bruno Perazzolo

Secondo un certo modo di guardare al mondo, il piccolo riflette il grande, il micro specchia il macro. Andrey Zvyagintsev sembra appartenere a questa scuola di pensiero. Attraverso vicende familiari pressoché classiche, portate in primo piano dalla narrazione, riesce a rappresentare magistralmente la Russia di Vladimir Putin che resta sullo sfondo. Tramite brevi sequenze e dialoghi di grande realismo, la pellicola ottiene il risultato sia di tenere lo spettatore incollato allo schermo sia di mettere a nudo la materia e lo spirito di un’intera nazione.

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Dario Eugenio Nicoli

Tra gli slogan comparsi nelle manifestazioni studentesche del 16 ottobre, il più interessante è «ci state rubando il futuro». Certo, ci sono anche temi politici e rivendicazioni puntuali come gli affitti per gli universitari; inoltre non va presa sotto gamba la minaccia perentoria: «vi blocchiamo il presente». Ma è la prima frase a colpire in quanto unisce la rivendicazione sociale con l’espressione di uno stato d’animo, e che suscita tre domande: 1) è una generazione condannata ad un futuro peggiore rispetto alle precedenti? 2) sono rivendicazioni di giovani privilegiati, e fragili, che non vogliono affrontare i sacrifici della “gavetta” come hanno fatto quasi tutte le generazioni precedenti? 3) chi sono questi “altri” che starebbero rubando ai giovani il futuro?
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Bruno Perazzolo

Recentemente PensarBene ha pubblicato due articoli: “sommosse di piazza” e “la banalizzazione del Sacro”. Come accennato in alcuni commenti, incentrati sulla crisi della famiglia e della sua funzione educativa, malgrado l’apparente lontananza dei temi affrontati, tra i due testi penso esista  un legame profondo. Alla base di tutto stanno due domande: “Da dove, essenzialmente, viene il disagio che attraversa una parte importante del mondo giovanile? Quali sarebbero i diritti negati che ne spiegherebbero, in larga misura, la rivolta?

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Partendo da un articolo del “Il Giornale”, Sara Parola ci invia un suo contributo che trae spunto dalle recenti manifestazioni di piazza.

Sara Parola

Leggendo l’articolo de Il Giornale Dagli attivisti di “Italia in Piazza” al Fronte rivoluzionario italiano: la rete dietro la protesta che ha messo a ferro e fuoco Milano , che indaga la rete di collaborazioni dietro al movimento Italia in Piazza che ha indetto le proteste del 17 ottobre, mi ha interessato molto notare le strategie comunicative che sono state usate per legittimare e presentare la protesta.

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Dario Eugenio Nicoli

Oramai i disordini di piazza che puntualmente si ripetono nei nostri autunni, specie quelli studenteschi, seguono un canovaccio sempre uguale: sulla scia di eventi che stanno accadendo in altri paesi, viene convocata una manifestazione da sigle riconducibili in gran parte a partiti e sindacati della sinistra, con parole d’ordine simili a quelle d’oltralpe. La procedura iniziale è quella legale: una domanda in prefettura dove viene indicata la piazza dei raduni, gli orari ed il percorso. Da qui parte una mobilitazione dentro le scuole e sui social.

L’evento avviene inizialmente in modo pacifico con cortei, alcuni cartelli, slogan, qualche bandiera, discorsi con i megafoni e una grande presenza di giornalisti e gente comune che riprende ciò che sta accadendo. Ai lati del percorso si raggruppano i poliziotti antisommossa che si limitano ad osservare.  Ma sempre più spesso si notano qua e là gruppetti di ragazzi con il volto coperto …..

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Bruno Perazzolo

Recentemente Don Paolo Gessaga ha pubblicato su questo blog “Una Riflessione sulla festa dei Santi e non di altro ….”. Il 31 ottobre molti festeggeranno Halloween. Lo festeggeranno il giorno prima della festa di Ognissanti. Dunque, il titolo che Don Paolo ha dato al suo articolo parla da solo. Per come l’ho inteso io, nel pieno rispetto del significato religioso di Halloween, già nel titolo, Don Paolo ci invita a riflettere su un fenomeno molto più ampio: la “banalizzazione del Sacro” e la perdita di identità, di valori che, nelle nostre comunità, ne consegue.

Per spiegarmi meglio utilizzo una metafora….

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Don Paolo Gessaga

Vogliamo partire ricordando che un italiano su tre festeggia Halloween, ciò  inquieta e pone delle domande. Prima di tutto se la nostra fede conduce ad una moralità, se dentro di noi abbiamo dei valori solidi e sicuri in grado di permetterci di capire le scelte da operare per mantenerci saldi con le nostre radici prima di tutto educative. Appunto pensate la popolarità di Halloween sta crescendo esponenzialmente. Gli americani spendono oltre $ 9 miliardi di dollari all’anno per Halloween, rendendola una delle migliori vacanze commerciali del Paese. Inoltre, un quarto di tutte le vendite annuali di caramelle si verifica durante la stagione di Halloween negli Stati Uniti. Cos’è Halloween che rende così popolare il 31 ottobre? Forse è il mistero o solo le caramelle? Forse l’eccitazione di un nuovo costume?  Cosa dice la Bibbia su Halloween?

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Prosegue la riflessione sugli angeli con questo articolo che ci invia Don Paolo Gessaga e che volentieri pubblichiamo

Don Paolo Gessaga

La gioia non è un sentimento del momento, una specie di sensazione che proviene da un evento ben riuscito come può essere un risultato ottenuto da una competizione piuttosto che da un buon “affare”. È invece per un credente la dimensione interiore che accompagna e illumina la quotidianità. Di che cosa dobbiamo gioire? Della presenza del Signore in mezzo a noi, del fatto che ci convoca per celebrare la Messa, il dono della sua misericordia capace di perdonare e ridarci vigore e slancio per percorrere la via del bene. Sì l’arcangelo Michele, guida degli angeli contro le potenze demoniache è il nostro protettore, la sua spada con l’azione divina vince ogni resistenza del maligno e favorisce la conversione dell’animo di ciascuno. C’è un’illusione con cui sempre tentiamo di convivere: l’idea che, in fondo in fondo, la nostra vita stia nelle nostre mani, il nostro futuro dentro i nostri progetti. Continua

Bruno Perazzolo

In un suo recente articolo intitolato “Noi e gli angeli: ascoltiamoci in silenzio”, Donata Gradinati illustra – con molta umiltà, quasi si trattasse del resoconto di pensate eccentriche suscitate da una conferenza dal titolo curioso, “vivere con gli angeli” – le idee che le sono balenate in testa nel corso e dopo quell’evento. In effetti, ad una prima lettura, è questa l’impressione che si ricava dal testo: una serie di associazioni di sapore romantico, riflesso di una bella serata trascorsa in buona compagnia. In breve, un frammento di incanto come se ne possono incontrare tanti, più o meno evanescenti, nella nostra come nelle “vite degli altri”. Però, se lo si rilegge con maggiore attenzione, si può facilmente capire che l’articolo dice ben altro toccando punti cruciali del nostro modo di stare e sentire il mondo. Per chiarire questa mia sensazione, proverò a sviluppare un ragionamento a contrario partendo da questa domanda: cosa comporta vivere senza gli angeli?

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